La progettazione con Parmap passa da est

 

La settimana scorsa ci siamo trovati al circolo Ratafià  per riflettere sui problemi e le possibili progettualità per la zona est della città. Per questo incontro i tavoli tematici erano dedicati a: servizi socio-sanitari, viabilità ed ambiente. Anche questa volta la serata ha funzionato grazie alla partecipazione di cittadini ed esperti.

Di seguito una sintesi della serata. Qui potete trovare la photo gallery.

Tavolo servizi socio-sanitari

Al tavolo hanno partecipato circa 25 persone, tra esperti, realtà associative del quartiere e cittadini. Le criticità emerse dalla discussione riguardano diversi ambiti del welfare cittadino, che si riflettono in problematiche più specifiche dell’area Est.  Si decideva quindi di individuare l’origine di tali difficoltà. L’assenza di una programmazione delle politiche sociali e socio-sanitarie aggiornata in relazione ai mutamenti demografici e ai nuovi bisogni della popolazione si sta traducendo in:

–         offerta di servizi standardizzati, poco flessibili, costruiti su una lettura dei bisogni non aggiornata: questo comporta un investimento significativo di risorse a cui non si associa una valutazione di efficacia

–         risposte più centrate sulle emergenze con scarso investimento sulla costruzione di un sistema di tutele e sulla prevenzione. Il rischio è quello di etichettare come ‘problemi sociali’ una gamma di bisogni a cui in passato si rispondeva attraverso un sistema di servizi a supporto dei tempi di vita e di lavoro, la formazione, gli ammortizzatori sociali.

Molte delle criticità analizzate non costituiscono necessariamente una specificità della città, essendo legate a caratteristiche del welfare nazionale: “universalistico” solo per l’ambito sanitario, “familistico” nell’area dei servizi alla persona, con gravi lacune determinate dalla mancata definizione di livelli essenziali di assistenza per i servizi sociali. Le criticità emergono ora in maniera più evidente in conseguenza alla trasformazione delle caratteristiche delle famiglie e alle difficoltà economiche del Paese.

Il tavolo discute numerosi esempi e indicatori di criticità nella sfera sociale:

–         il numero di minori di età in carico ai servizi è aumentato negli ultimi 5 anni raggiungendo i 4585, numeri elevati rispetto al totale dei cittadini minorenni residenti. Un’ipotesi che può spiegare l’aumento e’ connessa ad un cambiamento nel sistema di presa in carico dei bisogni delle famiglie da parte dei Servizi Sociali. Le mere problematiche economiche di un nucleo non dovrebbero comportare necessariamente l’accesso al servizio sociale della tutela minori, ma trovare risposta in strumenti di politiche sociali differenti (es. reddito minimo garantito).

–         sta aumentando il numero dei NEET (“not in education, employment or training”), ossia giovani non iscritti a Scuola, nè all’Università, ne a corsi di formazione e non occupati (circa 300). Questo fenomeno, già preoccupante poiché potrebbe generare derive problematiche nella popolazione giovanile, ha un ulteriore fattore di rischio rappresentato dall’indebolimento del ruolo di programmazione delle politiche per la formazione e il reinserimento lavorativo della Provincia.

–         Emergono forti criticità rispetto ai servizi per la disabilità. I progetti d’intervento dei servizi sociali rispondono parzialmente ai bisogni di queste famiglie, soprattutto nei periodi che non coincidono con quello scolastico. Non ci sono attività di promozione di servizi di comunità, nè progetti per dare sollievo alle famiglie.

–         il welfare per gli anziani è in buona parte a carico delle famiglie. Sono più di 6000 le assistenti familiari a Parma, mentre scarsi sono gli interventi programmati per la loro formazione a garanzia della qualità delle loro prestazioni. In risposta alle lunghe liste d’attesa per le strutture, si moltiplicano le Case Famiglia private. I servizi pubblici tradizionali, ad esempio il servizio di assistenza domiciliare, rischiano di dare risposte non aggiornate rispetto ai nuovi bisogni della popolazione. A fronte di una sempre più elevata complessità assistenziale un servizio a prestazioni comporta un consistente investimento di risorse che non sta rispondendo alle attuali necessità delle famiglie: le reti di supporto sono sempre più fragili (famiglie nucleari o single, anziani soli,..) e la complessità assistenziale degli anziani sempre più elevata. Non c’è monitoraggio sistematico delle persone che vivono sole, che non necessariamente devono essere prese in carico, ma a cui dovrebbe essere garantita una sorveglianza leggera, ma necessaria per la prevenzione.

–         l’accordo tra ospedale, Azienda USL e Comune di Parma per le dimissioni dall’ospedale è parziale e sembra non funzionare. Spesso il reperimento di risorse per organizzare l’assistenza alla dimissione è rimesso alla famiglia, in un mercato di risorse private non messe a sistema

–         mancanza di spazi nel quartiere in cui il volontariato possa svolgere l’importante azione di ascolto, contrasto alla solitudine e alla marginalità

–         all’espansione urbanistica non è seguita adeguata programmazione dei servizi, con il rischio che alcune aree si trasformino in ‘quartieri dormitorio’. Lo sviluppo urbanistico viene paragonato ai territori della Val Padana, senza progettazione per la comunità con conseguenze sul tessuto sociale.

–         strutture per i bambini: probabilità elevata di accedere ad asili fuori dal quartiere a causa di una gestione delle graduatorie che non tiene conto delle distanze. Le poche offerte presenti (Oplà, laboratori per le famiglie) hanno una lunga lista d’attesa. Non c’è uniformità nell’offerta pubblica e privata rispetto ai progetti educativi

Le proposte e le idee progettuali emerse dal tavolo costruiscono un’idea di welfare per le famiglie, orientato al principio della conciliazione dei tempi di vita, di lavoro e di cura. Emerge la richiesta di mettere in discussione l’attuale modello di delega al privato e alle famiglie, che ha svuotato il ruolo del pubblico. Secondo alcuni partecipanti, il pubblico non si deve sostituire al privato ma fare regia, costruire progettualità che includano e mettano a sistema le risorse private e pubbliche, orientandole verso i bisogni emergenti. Si sottolinea la necessità di uscire da una logica ‘emergenziale’, di welfare residuale, rimettendo a sistema e valorizzando le risorse della comunità. Parallelamente viene rimarcata la necessità di pensare a una riprogettazione urbanistica non più in risposta a interessi particolari e a breve termine, ma progettata per rispondere ai bisogni della comunità e rigenerare il tessuto sociale. Non si può pensare alla promozione di un welfare di comunità, se la comunità viene disgregata da una errata progettazione dei luoghi della città.

Vengono menzionati alcuni modelli virtuosi, con progetti che potrebbero anche essere a costo zero per i Comuni, nello sforzo di mettere a sistema risorse già in campo. Tra le proposte:

–     includere la fondamentale risorsa delle 6000 assistenti familiari private nel sistema del welfare attraverso la formazione e la costruzione di un Albo;

–     costruire modelli di continuità assistenziale già sperimentai in altri territori (Comune di Bologna, Reggio Emilia, Lombardia) con posti di cure intermedie e accompagnamento delle famiglie nei percorsi tra ospedale e territorio;

– ripensare l’utilizzo del Fondo per la non autosufficienza, con una progettualità pubblica che superi i servizi tradizionali; la proposta è quella di promuovere e moltiplicare esperimenti già esistenti come: condomini solidali, domiciliarità comunitaria, portinerie sociali, esperienze come il ‘dopo di noi’ per le famiglie con persone disabili, la programmazione di posti di cure intermedie, servizi leggeri per la popolazione ancora autosufficiente ma con fragilità della rete familiare (anziani soli..), utilizzo delle strutture già presenti sul territorio per la sperimentazione di progetti innovativi;

–     mettere a sistema e dare visibilità alle risorse del volontariato e dell’associazionismo al fine di creare maggiore aggregazione nel quartiere, anche usufruendo degli spazi scolastici negli orari in cui non sono utilizzati

–     Il sistema di welfare pubblico potrebbe essere stimolo per la creazione di lavoro a favore delle persone in carico ai Servizi Sociali per far si che il lavoro, sia intervento utile all’autonomia delle persone e funzionale all’uscita dal sistema assistenziale. Questo obiettivo comporta una maggiore integrazione tra la politiche sociali e del lavoro.

– costruire un coordinamento unico per i servizi educativi, con un’offerta formativa uniforme per il pubblico e il privato, rivedendo i criteri di accesso alle graduatorie;

In generale si condivide la necessità di una discussione politica approfondita sul ruolo del pubblico e del privato nella gestione del welfare, la definizione del ruolo della committenza, coinvolgendo anche il livello regionale.

Tavolo viabilità e ambiente

Il tavolo “viabilità e ambiente” ha visto la partecipazione di circa 25 cittadini provenienti dai quartieri Lubiana e San Lazzaro.

I bisogni emersi durante la discussione con i convergono su cinque aree:

  • Traffico veicolare: i quartieri sono soggetti a forte traffico, sia originato dalla città che in arrivo dall’esterno. Questo provoca un generale peggioramento della qualità dell’aria ed un aumento del numero di incidenti. In alcune zone critiche (ad esempio attorno al polo scolastico di Via Newton) ci sono problemi di parcheggio selvaggio: a tale proposito si lamenta anche un’assenza di controlli da parte della Municipale. Il traffico elevato rende poco fruibili alcune zone ad alto potenziale aggregativo, come ad esempio la zona della Rocca su Via Emilia Est. In generale è vissuta una mancanza di progettualità complessiva sulla viabilità cittadina: le zone 30, Via Zarotto parzialmente a senso unico, il divieto di svolta a sinistra da Via Sidoli su via Marzabotto sono visti come interventi “spot”, che (forse) risolvono problemi specifici per poi magari crearne altrettanti poco distante, senza una visione di insieme organica.

  • Piste ciclabili e percorsi pedonali: gli abitanti lamentano una scarsa manutenzione delle piste ciclabili e dei marciapiedi, e, con poche eccezioni (Via Sidoli), una generale insicurezza “di progetto” delle piste stesse: paradigmatico il caso della pista di Via Emilia Est, estremamente insicura e teatro di numerosi incidenti. Questa insicurezza provoca una diminuzione dei ciclisti in zona, specie tra le fasce di età più giovani, in assoluta controtendenza con la storia della città. Altro punto problematico è che le piste ciclabili non collegano punti nevralgici del quartiere (es. Cimitero di Marore e Circolo Rapid). Questa situazione si inquadra in un contesto più generale che non favorisce particolarmente l’uso della bicicletta: ad esempio gli orari di apertura del deposito della stazione sono ampiamente insufficienti.

  • Trasporto pubblico: al di fuori dell’asse Est-Ovest i collegamenti non sono particolarmente capillari. Ma soprattutto sono gli orari serali e festivi a destare molte perplessità, rendendo spesso di fatto l’utilizzo dell’autobus un’opzione di scarso appeal. Il problema dei collegamenti ovviamente colpisce in modo ancora più forte le frazioni, spesso già penalizzate dall’assenza degli allacci alla rete del gas naturale e all’acquedotto.

  • Ambiente: oltre al problema della qualità dell’aria molto bassa legato anche al traffico veicolare, i cittadini lamentano la scarsità di manutenzione effettuata sia sui parchi della zona che sul verde pubblico (con ricadute anche sulla sicurezza delle piste ciclabili). Viene anche segnalato un problema di allagamenti frequenti nella zona a Sud di via Budellungo, e di esalazioni in Via Copernico. Il sistema di raccolta porta a porta dei rifiuti è fonte di varie criticità e problematiche.

Si è quindi passati alla fase propositiva: in generale la richiesta dei cittadini è quella di  riprogettare la città dal punto di vista urbanistico e della viabilità in base ad una visione di ampio respiro, non limitata al singolo nodo problematico.

Le proposte dei partecipanti:

  1. Allungamento degli orari di servizio degli autobus e potenziamento del servizio Prontobus;

  2. Disincentivare l’utilizzo dei veicoli privati: rendere poco conveniente e scomodo l’attraversamento del quartiere in auto, limitare il traffico pesante;

  3. Incentivare l’uso del trasporto pubblico o di veicoli green (bicicletta in primis): ripensare il ruolo dei parcheggi scambiatori (depositi bici e motorini), estendere il servizio di bike sharing al di fuori del centro città, portare a livello costante le piste ciclabili (dissuasori naturali), incentivare maggiormente il car pooling, estendere orari apertura parcheggio bici in stazione, reintrodurre il Piedibus;

  4. Razionalizzare la viabilità: ripensare in ottica complessiva le “Zone 30”, collegare il parcheggio di Via Malaspina al polo di via Newton;

  5. Introdurre un regolamento per la gestione collettiva dei beni comuni (es. Bologna);

  6. Realizzare un percorso podistico al Parco Martini, dato l’elevato numero di praticanti;

  7. Verificare il buon funzionamento delle reti di raccolta acque, spesso poco manutenute;

  8. Introdurre il sistema del “vuoto a rendere”.

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