In favore del ddl Cirinnà

Sulle unioni civili il tempo sta per scadere: il dibattito in Parlamento rischia di naufragare.

Dopo essersi dichiarato assolutamente a favore del ddl Cirinnà, che finalmente porterebbe l’Italia al passo degli altri paesi europei, il Movimento Cinque Stelle – da sempre attento a sottolineare la propria distanza dalle “logiche politiche” – ha invece optato per la virata strategica dimostrando di ragionare sulle convenienze del momento piuttosto che per l’interesse generale, come nella peggiore tradizione della politica nazionale.

Ciò non toglie che le titubanze di una minoranza del PD abbiano dato il la a questa inaccettabile retromarcia, finendo per indebolire la posizione del governo Renzi, davanti ad un provvedimento moderatamente progressista e moderno, figlio di una lunga discussione e di una mediazione rispetto a posizioni di partenza assai più nette.

Il ddl Cirinnà infatti introduce due distinti istituti giuridici, le unioni civili e il contratto di convivenza, rimediando ad un vuoto normativo che dura da anni rispetto a situazioni “di fatto” che in Italia sono già ampiamente diffuse, senza che vi sia una disciplina giuridica delle stesse.

Non viene introdotto il matrimonio per coppie dello stesso sesso e nulla viene tolto al matrimonio in sè. Si tratta solo di un ampliamento dei diritti per chi, attualmente, non li ha.

Pretesto della discordia è la “step child adoption”, ovvero la procedura per la quale il figlio (naturale o adottivo) di uno dei partner può essere adottato dall’altro partner. Il provvedimento, istituito nel 1983 per le coppie regolarmente sposate ed esteso dai tribunali dal 2007 anche per le coppie eterosessuali conviventi, prevede comunque il consenso del genitore biologico, del figlio se maggiore di 14 anni e il parere positivo del Tribunale dei minorenni. I controlli sono quindi effettivi e forse ci si dimentica che, in ogni caso, i genitori siano essi eterosessuali o omosessuali, vogliono solo il meglio per i propri figli.

Non viene quindi introdotta l’adozione per le coppie dello stesso sesso: si tratta invece di una ipotesi residuale già in vigore per le coppie omosessuali nel sistema tedesco da molti anni.

Chi si schiera contro la step child adoption paventa un rischio di un massiccio ricorso, da parte di coppie dello stesso sesso, al cosiddetto “utero in affitto.” Ma anche qui: la maternità surrogata è, e resta, vietata dalla legge italiana e quindi non si sta aprendo la strada a pratiche illegali con la nuova legge.

Si deve però prendere atto che la maternità surrogata è lecita in molti altri Stati (anche a noi vicini), ed infatti l’anno scorso sono nati 500 bambini italiani peraltro prevalentemente figli di coppie eterosessuali rivoltesi all’estero per usufruire di questa tecnica. Tuttavia questo, si badi bene, sta accadendo adesso, quando la Cirinnà non è stata approvata, e quindi accade non per “colpa” della Cirinnà che sul punto anzi non interviene. Tutto ciò dovrebbe semmai rendere evidente quanto il problema della maternità surrogata esista ed esisterà comunque a monte di un provvedimento che per giunta nulla toglie ai divieti esistenti (che evidentemente non sono così efficaci).

Ebbene: scopo della legge è quello di attuare il dettato costituzionale di cui agli articoli 2 e 3, ossia i principi di uguaglianza e di centralità della persona umana nell’ordinamento democratico. In Senato, invece, stiamo assistendo a richieste di differimento della votazione o di stralcio della step child adoption ed alla moltiplicazione di emendamenti che portano alla conseguenza (ed in certi casi hanno il malcelato scopo) di ostacolare l’intero provvedimento, con il rischio che tante famiglie “di fatto” restino senza tutela, mantenendosi discriminazioni tra cittadini in base all’orientamento sessuale (cosa inammissibile proprio per la Costituzione Repubblicana).

Sorge quindi il sospetto che il problema, ancora una volta, sia ideologico, che lo spettacolo si tenga a beneficio dei consensi e delle convenienze di bottega. Tuttavia altre sono le politiche che come cittadini ci aspettiamo a tutela della famiglia tradizionale e che il Governo ha bene iniziato a fare, a partire dalla prevenzione delle violenze domestiche, degli abusi sui minori o dal sostegno educativo, economico e lavorativo che lo Stato deve continuare a garantire ai tanti in difficoltà.

Il PD cittadino già si era espresso in favore del ddl Cirinnà scendendo in piazza in occasione della giornata del 23 gennaio ed è schierato come la grande maggioranza del PD a sostegno della legge. Pensiamo che non si possa continuare a giocare sulla vita privata delle persone e che questa proposta di legge vada approvata per intero, con un atto di responsabilità politica che farebbe onore alle libere coscienze.

Caterina Bonetti, presidente assemblea comunale PD

Lorenzo Lavagetto, segretario cittadino Pd Parma

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