Jobs act: alcune riflessioni dopo l’incontro allo Zerbini

L’incontro sul Jobs Act è stata l’occasione per una discussione sugli attuali problemi del mercato del lavoro, allontanando il confronto dal terreno ideologico sul quale si è consumato lo scontro fra i favorevoli e i contrari al provvedimento, cercando di riflettere in modo obiettivo sugli effetti della riforma. In generale, è emerso un apprezzamento rispetto all’impianto della riforma, una preoccupazione circa la non completa attuazione di alcune misure e sulle incognite circa il mantenimento della strategia di ridurre il costo del lavoro subordinato.
In sintesi, ecco gli esiti della nostra riflessione:
1) Il Jobs Act ha fatto una scelta: favorire il lavoro stabile. Sarà complesso proseguire in questa direzione, perché servirebbe la riduzione del cuneo fiscale; inoltre occorrerà evitare che alcune forme di regolazione delle forme di lavoro meno strutturate (ad es i voucher) diventino una nuova trappola di precarietà. Ma finalmente si è scelta la strada della stabilità.
2) Si annunciano buoni dati occupazionali: aumenta il lavoro a tempo indeterminato dopo molti anni. C’è ancora molto da fare per aggredire il problema della disoccupazione giovanile e per i lavoratori meno qualificati. Per affrontare queste difficoltà servono politiche innovative e una riduzione stabile del Cuneo fiscale.
3) Contenere il costo del lavoro a tempo indeterminato è uno strumento molto potente per favorire l’occupazione. Come fare perché questa riduzione sia sostenibile dalle casse dello Stato e non diminuisca le prestazioni del welfare?
4) Come saranno le nuove politiche attive del lavoro? Senza dubbio deve cambiare la rappresentazione del lavoro verso le nuove generazioni: maggiore consapevolezza di come si declinano le regole del mercato del lavoro nei diversi settori economici e una maggiore predisposizione a crearsi rapidamente una professionalità definita e che si accresce con l’esperienza lavorativa.

Elena Antonetti – Juri Giordani – Rocco Rodolfi

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