La Buona Scuola, il nostro contributo

L’Unione Comunale del Partito Democratico di Parma ha colto con grande interesse la consultazione nazionale per “la Buona Scuola” e ha ritenuto opportuno organizzare un dibattito diffuso su un tema così rilevante come quello della Scuola.

In collaborazione con il Coordinamento studentesco di Parma, ha invitato presidi, insegnanti, studenti, genitori e cittadini a partecipare al confronto attraverso la formula del BarCamp.

Nei tre tavoli tematici – la didattica, l’autonomia e la valutazione, rapporto scuola e società – i partecipanti hanno affrontato differenti argomenti individuando le problematiche attuali, le criticità delle proposte contenute nel rapporto e indicando alcuni suggerimenti integrativi.

Hanno partecipato circa 40 persone e la formula del BarCamp ha stimolato i partecipanti ad esprimere la propria opinione, aprirsi al confronto, argomentare in modo qualitativo la propria posizione e riflettere in modo congiunto sul tema della Scuola.

Si riportano, di seguito, i risultati del dibattito.

 

Tavolo “la didattica”

Dopo una breve introduzione al tema abbiamo iniziato discutendo del ruolo che viene ad assumere – secondo le linee guida – il dirigente scolastico in materia di decisioni riguardanti l’attività didattica dei docenti. Sino ad ora l’autonomia del collegio docenti per quanto riguarda le scelte didattiche (pur nel rispetto dei programmi ministeriali) era ampia: ora c’è preoccupazione per le possibili forti ingerenze del dirigente nel percorso educativo del docente. E’ difficile valutare il lavoro di un insegnante: un metro di valutazione singolo può falsare il giudizio (es. solo il rendimento dei ragazzi, solo le attività extracurricolari svolte…). Emerge che:

  • occorrerebbe un mantenimento dell’autonomia del collegio docenti in merito alle decisioni riguardanti il piano didattico

  • occorre un nuovo tipo di preparazione per i docenti che parta dagli anni di formazione in università, in particolare attraverso un tirocinio formativo in aula fin dai primi anni di formazione. Alternanza fra lezioni/preparazione di esami e ore di tirocinio secondo il metodo tedesco.

  • Il dirigente scolastico non può essere solo un manager e deve rispettare metodi e percorsi dei docenti

I programmi ministeriali sono obsoleti: spesso non si arriva a portarli a termine e in molti casi non hanno rapporto con le esigente formative che il mondo reale richiede. I programmi andrebbero aggiornati secondo le competenze richieste dal contesto socio-culturale di oggi, ma non limitandosi a competenze “tecniche”, quanto prevedendo un percorso di formazione della persona completo.

La didattica deve poi essere rapportata al livello dei ragazzi/classe: non bisogna avere classi a “due velocità” o lasciare indietro qualcuno pur di rispettare le scadenze di programma, soprattutto nella scuola dell’obbligo.

E’ importante incentivare un positivo rapporto educativo fra insegnate e studente, senza essere troppo rigidi nell’applicazione dei programmi e degli schemi di valutazione.

Tecnologie. Un incremento del loro uso, della conoscenza legata agli strumenti e soprattutto alle applicazioni tecnologiche è fondamentale, ma dev’essere sempre mediato dal docente e non andare a discapito dell’acquisizione di competenze di pensiero e critiche. Formazione vs tecnicismo.

Sport e discipline artistico musicali: viene letto positivamente il provvedimento previsto dalle linee guida perché si tratta di materie importanti che meritano docenti qualificati e il giusto spazio a scuola.

Valutazione. La prova Invalsi viene, nel complesso, bocciata. Per quanto cerchi di essere “scientifica” non riesce ad esserlo e non restituisce un’immagine completa degli studenti e del loro livello. Inoltre discrimina i ragazzi con bisogni educativi speciali e le classi a cui essi appartengono.

L’esame di terza media, così come la maturità invece mantengono un loro valore “pedagogico” come rito di passaggio e messa alla prova dei ragazzi di fronte ad una situazione “adulta” che può aiutarli nella crescita e nella maturazione.

 

Tavolo “rapporto scuola-società”

La disoccupazione giovanile e’ intesa dal tavolo in stretta connessione al fenomeno della dispersione scolastica e tale binomio interroga i partecipanti sul significato educativo della scuola.

Quali valori permeano l’apprendimento didattico? A tale proposito vengono sollevati dubbi rispetto al concetto di meritocrazia contenuto nelle linee guida. La meritocrazia rischia di minare il carattere inclusivo e gratuito della Scuola pubblica? La meritocrazia non limita la funzione della Scuola rappresentata metaforicamente come “ascensore sociale per tutti”?

Contemporaneamente ci si chiede se una scuola troppo inclusiva e accogliente rischi di limitare la funzione didattica della Scuola creando conseguenze negative per gli studenti che si affacciano al mondo del lavoro.

Dalle riflessioni emerge che l’istituzione scolastica dovrebbe conciliare entrambe le visioni – meritocratica e inclusiva – attraverso il miglioramento di due aree critiche:

  • L’istituzione scolastica appare in difficoltà nel sentirsi parte di un sistema di servizi. Si riscontrano criticità nell’integrazione con la rete dei servizi pubblici e privati, ad esempio nella collaborazione con i servizi sociali – per le difficoltà familiari vissute dagli studenti – piuttosto che con il centro per l’impiego – per il ri-orientamento di un alunno non adeguatamente accompagnato nella scelta dell’indirizzo scolastico.

  • La scuola secondaria di primo grado (scuola media) non è efficace. E’ un grado scolastico che accompagna gli studenti in un periodo di sviluppo transitorio in vista di una scelta – scuole superiori – che prepara lo studente all’entrata nel mondo del lavoro o al proseguimento degli studi all’università. E’ una fase scolastica in cui l’alunno e’ ancora “protetto e tutelato” pertanto dovrebbe accompagnare gli studenti in vista dell’orientamento scolastico, far apprendere un metodo di studio, educarli al senso civico ma questi obiettivi oggi non sono raggiunti.

Il tavolo solleva la criticità dell’apprendimento delle lingue straniere. Nelle linee guida si accenna al potenziamento di questa competenza ormai fondamentale nel mondo del lavoro ma di fatto non propone un metodo concreto. Ciò rischia di rendere inefficace l’apprendimento come sta accadendo di fatto nella Scuola attuale.

Le proposte sollevate si riferiscono al metodo di insegnamento: si propone la presenza di insegnanti madrelingua, l’apprendimento in piccoli gruppi in cui sperimentare il linguaggio orale, un potenziamento del linguaggio tecnico e l’utilizzo effettivo del CLIL.

Si accenna alla criticità dei laboratori delle scuole superiori. Alcune scuole hanno acquistato macchinari ma talvolta non vengono concretamente utilizzati dagli studenti per timore di guasti irreparabili viste le limitate risorse economiche. Si concorda con le linee guida relativamente alla necessità di percorsi formativi per gli insegnanti rendendo più efficace l’attività di apprendimento in laboratorio.

Altro tema affrontato, comparando esperienze estere, è l’orientamento scolastico degli studenti su cui ancor oggi non è posto un adeguato investimento e che influisce in modo rilevante sull’entrata nel mondo del lavoro. Si propone il potenziamento degli interventi di counselling orientativo.

 

Tavolo “autonomia, risorse e valutazione”.

Il ruolo del settore pubblico è inteso dai partecipanti come garante delle risorse essenziali a tutte le scuole e regia nella costruzione dell’integrazione con il privato. Si condividono molte delle proposte delle Linee Guida che intendono stimolare l’attivazione di risorse private e l’integrazione tra la scuola e il territorio. Tuttavia preoccupa in particolare l’affermazione “le risorse pubbliche non saranno mai sufficienti a colmare le esigenze di investimenti nella nostra scuola” ( paragrafo 6.2 delle LG). Molti dei partecipanti condividono il dubbio che le risorse pubbliche che il documento propone di impegnare non siano sufficienti all’implementazione di una riforma di fatto incisiva ( o a scapito di altre voci che non tutti condividono, ad esempio gli scatti di anzianità). La capacità di attivazione delle risorse private costituisce una azione necessaria, che deve tuttavia integrare, non sostituire un consistente intervento pubblico.

Le proposta del gruppo è quella di ‘fare cultura’ affinché nessuna scuola diventi di serie B. L’azione pubblica deve assumere un ruolo di guida nell’allocazione delle risorse dal privato, per garantire un livello essenziale ad ogni istituto ed equità nella distribuzione tra tutti gli ordini di scuola e tra diversi territori.

L’esperienza di alcuni insegnanti riporta che il tentativo di rendere attraente la scuola al mondo dell’imprenditoria, già sperimentato in alcuni territori, conduce ad ottimi risultati (es. fornitura di materiale didattico, strumenti necessari ai percorsi scuola-lavoro). Si considera tuttavia come non tutte le scuole siano ugualmente ‘attrattive’, in termini di immediato ritorno economico per l’imprenditore (ad esempio i licei classici non producono forza lavoro immediatamente spendibile dopo il percorso di istituto superiore, a differenza degli istituti tecnici; a maggior ragione, la scuola primaria). Il ruolo del pubblico deve rimanere pertanto forte non solo nel ripartire le risorse attivate dal mondo privato, ma anche per costruire le condizioni affinché si affermi e si comprenda l’importanza del ruolo educativo della scuola per la crescita delle persone, della società e del Paese, incluso il mondo produttivo. L’attivazione di risorse private deve iniziare ad essere considerata come attività necessaria a costruire ulteriore progettualità e innovazione; tuttavia restano da costruire all’interno della scuola e sul territorio la cultura e le competenze per rendere concretamente percorribile questa direzione.

Valutazione: lavoro di squadra o competizione? Introdurre la cultura della valutazione (degli insegnanti e delle scuole) è considerata una leva fondamentale; tuttavia molte delle questioni affrontate nelle LG dovrebbero essere dettagliate e chiarite. Lo scatto in base alle competenze può costituire la premessa per un sistema che premia l’impegno e il merito. L’avvio di questo percorso tuttavia può rischiare di tradursi in una corsa all’accumulo di corsi di aggiornamento e coinvolgimento in progetti più indirizzati a ‘provare’ la propria produttività che a costruire effettiva qualità. La valutazione deve essere basata soprattutto su ‘criteri didattici’ (la capacità di trasmettere i contenuti, di costruire un ambiente di apprendimento, di attivare la partecipazione degli studenti,..); questa è anche un’indicazione delle Linee Guida, che tuttavia resta da profilare e definire in maniera chiara, per non correre il rischio che si attivino meccanismi che vanno in direzione contraria all’intento della riforma. La ricerca del merito non deve essere trasformata in competizione tra i professionisti. La valutazione e l’autovalutazione sono intese come funzionali alla crescita professionale e al miglioramento del sistema, non come strumenti solo a vantaggio della carriera del singolo. La valutazione inoltre non può semplicemente essere basata sul riferimento a standard ‘oggettivi’ valutati dall’esterno, ma deve essere intesa come un processo costruito con azioni di sistema nella scuola e tra le scuole. Gli insegnanti chiedono di essere valutati, sostenuti nell’individuare e risolvere criticità, ma di farlo in un contesto di collaborazione non di competizione. Dubbi vengono espressi in particolare sulla figura del mentor: chi lo individua e secondo quali meccanismi? Chi forma e valuta i valutatori? L’individuazione di figure esterne alla scuola, formate dalla Scuola Nazionale dell’Amministrazione, viene valutata come buona proposta per evitare rischi evidenziati. Il criterio degli scatti di anzianità non andrebbe secondo la maggior parte dei partecipanti superato, ma integrato dai criteri didattici.

 

Il Coordinamento studentesco di Parma sottolinea, infine, delle criticità in merito al diritto allo studio.

Nell’analisi partecipata e critica delle linee guida non è stato possibile non sottolineare l’assenza di soluzioni inerenti al diritto allo studio, spesso messo in discussione nel nostro paese.

Considerando il ruolo sociale, prima ancora che culturale, della scuola si sottolinea la necessità che essa sia gratuita nei fatti, oltre che nella forma. Gli studenti italiani annualmente sostengono costi importanti: l’acquisto dei libri e del corredo scolastico, il trasporto e i contributi “volontari” richiesti dagli Istituti. Il risultato di questa situazione è una scuola che rischia di perdere la sua importantissima funzione di ascensore sociale.

Ciò che più preoccupa gli studenti medi di Parma è infatti la totale assenza di un quadro politico nei confronti di questo problema che viene invece, come troppo spesso accade, nascosto sotto al tappeto.

 

 

 

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