Lavagetto: quale futuro per il Regio?

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Dalle dichiarazioni riportate sulla stampa dell’Assessore Ferraris e del Sindaco Pizzarotti, a margine di un incontro promosso in Comune sul futuro del Verdi Festival, si apprende che è allo studio la costituzione di un “soggetto collettivo” composto dai numerosi attori che avrà lo scopo di “progettare e gestire” il Festival. Verranno istituiti tre “tavoli”: uno per decidere la forma giuridica da attribuire al “soggetto collettivo”, uno per discutere il “progetto culturale ed artistico”, uno (si precisa: di non minore importanza) per reperire “fonti di finanziamento”. Lo scopo dell’iniziativa nelle intenzioni del Sindaco sarebbe quello di “consolidare il Festival Verdi come potente leva di marketing territoriale, frutto di una visione a lungo raggio e proiettato nella dimensione europea, sicuramente più consona al nome di Giuseppe Verdi”. Tali dichiarazioni sollevano domande sulle quale è auspicabile finalmente un dibattito più ampio.

Innanzitutto sarebbe opportuno chiarire se il Festival viene inteso dall’amministrazione come evento culturale cittadino – provinciale di ampia portata, oppure quale veicolo commerciale, forse extraterritoriale, come sembrerebbe dalle dichiarazioni di cui sopra. La distinzione non è di poco conto se si considera che la chiave del successo di tutti i festival italiani è stata prima di tutto l’alto livello progettuale accompagnato da una profonda impronta culturale, che, come conseguenza, ha portato con sé il grande pubblico e la promozione territoriale. Peraltro i Festival di successo sono tutti legati ad un preciso contesto territoriale (Mantova, Modena, Pesaro, etc.).

Lo scarso impatto del Festival Verdi sul piano nazionale (ed europeo di conseguenza) invece dipende dal fatto che fin qui si è puntato principalmente proprio sul marketing territoriale e molto meno sulla qualità del progetto culturale con gli esiti (scarsi) già noti.

Il Festival ha senso se è una “operazione culturale” (ammesso che sia possibile, vista le peculiarità dell’opera verdiana già rappresentata in tutte le sedi e chiavi di lettura) e se come tale è pensato, non ne ha se invece diventa un mero strumento di promozione territoriale. Per quello basterebbe valorizzare appieno il Teatro Regio che, curiosamente invece, nella dichiarazione del Sindaco, non viene mai menzionato.

La vicenda della nomina della nuova dirigenza del Teatro Regio è stata poi connotata, oltre che dalle polemiche e dalla discutibile gestione, dallo spettro di un “progetto triennale”. Spettro mai incontrato prima ma che ora si apprende essere stato, quanto al Verdi Festival, assegnato alla discussione di un tavolo con soggetti esterni, sulla strada della costituzione di un ente terzo che apparentemente soppianterebbe il Teatro Regio nella gestione esclusiva del Festival.

La costituzione in sé di un ente collettivo non è il punto in questione, anzi, potrebbe aprire una stagione positiva ai fini del riconoscimento statuale e, così positivamente accogliamo la notizia di una riunione che ha finalmente coinvolto tutti i soggetti istituzionalmente interessati alla “cultura”. La questione è il ruolo del Teatro. Non è infatti stato chiarito come mai il Teatro Regio non basterebbe ad assolvere queste funzioni e a che finalità sarebbero stati chiamati i nuovi dirigenti della Fondazione. Stupisce del resto che solo sei mesi fa l’assessore abbia dichiarato che il problema del “Teatro Regio” è quello di reperire nuovi soci (capitali) mentre oggi, la principale rassegna operistica della città verrebbe “appaltata” ad un ente diverso dal Regio avente lo scopo di reperire fondi la cui ricaduta sul Teatro non è dichiarata.

Non si comprende insomma se il futuro del Teatro sia, nelle intenzioni dell’amministrazione, svincolabile da quello del Festival Verdi, né quali siano le idee in merito al futuro del Teatro dato che lo spettro del progetto proprio del Teatro non si è ancora materializzato.

Né si comprende se il piano di marketing territoriale abbia quale finalità la promozione di un progetto artistico territoriale, oppure, invece, la “brandizzazione” (forse anche in chiave extraterritoriale?) di Verdi che, come giustamente ha detto il Sindaco, non è patrimonio esclusivo della città, mentre lo è certamente il Teatro Regio, nelle cui casse peraltro sono stati versati fin qui finanziamenti per il Festival da parte dello Stato che nel caso di smembramento potrebbero ridursi drasticamente con evidenti conseguenze in termini di programmazione e vita stessa del Regio.

Chiarire quale sia il ruolo del principale Teatro della città che, a mio avviso, è il “marchio made in Parma”, sarebbe materia di Consiglio Comunale e comunque di un dibattito più ampio che quantomeno spieghi alla città quali siano le intenzioni che la politica intende sviluppare sul nostro Teatro.

Lorenzo Lavagetto

 

 

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