L(otto) e non solo di marzo

In Italia sono quasi 7 milioni le donne che hanno subito abusi nel corso della loro vita, molti dei quali fra le mura domestiche. Il 20,2% è stata vittima di violenza fisica, il 21% di violenza sessuale. 652 mila casi di stupro secondo i dati Istat, il 62,7% da parte di un partner o partner precedente.

 

In Italia le donne guadagnano circa il 7,3% in meno dei colleghi uomini e, come in buona parte del resto d’Europa, lavorano “gratis” per due mesi l’anno.

 

In Italia quando una donna si presenta per un colloquio di lavoro le viene ancora chiesto se è sposata, se ha figli, se intende costruirsi una famiglia. 350 mila le donne discriminate per maternità sul posto di lavoro. 1 milione e mezzo vittime di mobbing.

 

In Italia le donne lavoratrici laureate sono 3,5 milioni contro i 2,9 milioni dei colleghi maschi, ma lo stipendio medio di un lavoratore laureato è di 48mila euro lordi l’anno, mentre quello di una collega si ferma a 36mila.

 

In Italia il 71% dei dirigenti sono uomini.

 

In Italia, nonostante l’esistenza della legge 194, il diritto all’aborto non è garantito. Il 75% dei medici e degli infermieri si dichiara obiettore.

90% di obiettori in Molise, 80% in Lazio, 87,6% in Sicilia, 86% in Puglia, 76,7% in Veneto, 81,3% nella provincia di Bolzano.

 

In Italia molti medici si rifiutano di prescrivere la pillola del giorno dopo.

In Italia molti farmacisti si rifiutano di vendere la pillola del giorno dopo.

In Italia sono rare le scuole dove si tengono corsi di educazione sessuale.

In Italia non si può parlare di educazione di genere.

 

In Italia si parla di rispetto per le donne solo quando avvengono fatti di violenza. Ma il rispetto nasce dall’educazione, dalla conoscenza, dalla tutela dei diritti di tutte e di tutti.

Perché le donne non devono essere il sesso debole da proteggere, le donne non devono essere una “quota” da tutelare, le donne non devono essere “le vittime” da difendere.

Il percorso dell’eguaglianza è responsabilità quotidiana di tutti, soprattutto di chi fa politica.

E dunque buon otto marzo a tutte e a tutti: la strada verso la parità è ancora lunga, ma non smetteremo di camminare insieme.

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