Parlare di Palazzo del Governatore e non solo

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La vicenda di Palazzo del Governatore è stata lo sfondo del nostro incontro di lunedì 10.02.

Molte cose sono state dette sulle modalità oscure con cui l’amministrazione comunale ha invitato i privati a manifestare il proprio interesse per la gestione del Palazzo, scegliendo un percorso velocissimo e scarsamente trasparente.

Lunedì ci siamo confrontati con l’esperienza di Palazzo Strozzi di Firenze, modello di gestione di uno spazio espositivo con il coinvolgimento del privato raccontata da Lavina Rinaldi, responsabile della comunicazione della fondazione Strozzi.

E’ emerso che la sinergia pubblico privata nella gestione del patrimonio culturale è possibile soltanto a condizione di:

  1. Preservare la destinazione pubblica degli immobili garantendone la fruibilità collettiva;

  2. Agire in base ad un progetto inequivocabile promosso dal Comune o dall’ente proprietario, altrimenti si rischiano esperienze fallimentari.

L’esperienza di Palazzo Strozzi è illuminante in questo senso: nel 2006 è stata costituita una fondazione in cui Comune, Provincia e Camera di commercio controllano il 60% del “capitale” mentre il restante 40% è il risultato di investimenti annui effettuati da un diffuso numero di privati fiorentini che versano a “fondo perduto”, ma ricavano un guadagno indiretto dal prestigio conferito dalla semplice partecipazione senza lucri diretti.

I risultati artistici sono noti; ma ciò che più conta è il successo “civile” conseguito da questa esperienza che si incarna nello spirito di condivisione di tutta la città che oggi vive lo spazio non soltanto sul piano espositivo ma anche come luogo di socialità.

Il progetto è quindi quello di riunire tutta la città di Firenze in un luogo simbolo sia della vita civile che della vita culturale della città, chiamando a raccolta istituzioni e privati per conservare ai fiorentini uno spazio di tale importanza, mantenendone la destinazione pubblica.

Qualcosa insomma di ben diverso da quanto fatto nel caso del Palazzo del Governatore dall’amministrazione comunale di Parma, la quale ha semplicemente chiesto ai privati di indicare il progetto, rinunciando così alla funzione essenziale della politica, ossia a progettare il futuro a beneficio della collettività.

Questa considerazione di metodo è estremamente rilevante in termini di politica generale della città. Infatti, come è stato illustrato da Pietro Zanlari, Presidente della Fondazione Architetti di Parma, nella nostra città sono estremamente numerosi e di grande valore gli immobili sotto utilizzati e con problemi di manutenzione.

La Fondazione Architetti ha da tempo avviato un percorso di ricognizione del patrimonio immobiliare dismesso. E va da sé che tale indagine dovrebbe affiancarsi ad uno studio delle necessità e delle funzioni da assegnare a tali immobili nell’ottica di perseguire il pubblico interesse.

Ancora una volta è la politica a essere chiamata in causa, perché per potere ipotizzare soluzioni ai tanti problemi anche di manutenzione, è allora necessaria la progettazione oltreché la conoscenza dell’esistente, ed il ruolo di coordinamento deve essere dell’amministrazione pubblica.

Nello stato economico in cui si trovano le pubbliche amministrazioni è quindi chiaro che la ricerca di una sinergia con il privato non può essere esclusa a priori.

Ma è altrettanto chiaro che soltanto modelli di gestione che siano a totale vantaggio della collettività e che siano capaci di assecondare la vocazione pubblica degli immobili posso avere speranza di riuscita.

In questo senso la strada tracciata non soltanto da Palazzo Strozzi ma anche da Punta Zaccaria a Venezia e da altri contenitori rilevanti, gestiti a beneficio del pubblico, in base a progetti di alto valore, con il concorso di privati, è una strada che può essere presa in considerazione anche a Parma.

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2 thoughts on “Parlare di Palazzo del Governatore e non solo

  1. rocco says:

    In tempi come questi, in cui dare addosso al PD è diventato lo sport nazionale ( anch’io spesso l’ho praticato per tenermi in forma), lo sfogo liberatorio di una sinistra frustrata da tanti anni di sconfitte e delusioni;
    diventa davvero difficile ritrovarsi in sintonia con delle sue posizioni, partecipare alle sue iniziative. Soprattutto in rete.
    Diciamo che il PD, in questo momento, non è molto di moda.
    Adesso “devono andare tutti a casa” e non si può fare distinzioni, e inoltre, al suo interno, c’è troppa confusione, ci sono troppi peccati da farsi perdonare.
    Per alcuni sono “comunisti” ( ma questo ormai lo si può ritenere evidentemente anacronistico), molto spesso, piuttosto, sembrano democristiani alla ricerca della propria identità in un mare di contraddizioni.
    E non si capisce neanche come facciano le sue tante anime a convivere ancora dietro quella sigla.
    Ma credo che, soprattutto a livello locale, proprio in seguito all’ennesima delusione elettorale, ci sia stata la volontà di affrontare una profonda discussione, che ha innescato inevitabilmente lo sviluppo di nuove energie (eppur si muove..). Considero tali energie comunque positive, anche se a volte espressione di idee poi tradite o minoritarie.Una rinascita,spero,
    Il ricambio generazionale, in effetti, c’è stato, e già si vede una mano diversa nell’approccio ai temi politici ed alle forme di comunicazione.
    In questo caso ritengo che la battaglia vada assolutamente condivisa, in difesa degli spazi pubblici e dei beni comuni.
    Auspico la creazione di un “fronte unico” che sappia opporsi degnamente alle sciagurate politiche di privatizzazione della giunta Pizzarotti.
    I paladini del pubblico e del sociale, quelli dalle idee condivise e innovative, vorrebbero appaltare la cultura della città ad aziende private, incapaci di trovare soluzioni che vadano oltre
    la solita scusa : “non ci sono i soldi”.
    I soldi per cosa?Qua si tratta di farne!
    Si possono fare i soldi con la cultura ed è giusto che questi vadano poi,ad esempio, ai servizi per i cittadini, o reinvestiti in altre attività culturali di cui Parma ha estremo bisogno e di cui può essere sede più che degna.
    Invece, in maniera del tutto opaca, la nostra giunta sa solo emettere bandi fulminei, con procedure quantomeno inusuali, per poter svendere infruttuosamente dei beni comuni e coprire magari un buco di bilancio. Una scelta “lungimirante”.
    Come si suol dire, non hanno una visione complessiva e progettuale di sviluppo della città.
    In pratica non vedono al di là del proprio naso!
    Procedono a tentoni nel nulla, tra i fantasmi delle promesse fatte in campagna elettorale e disattese puntualmente una per una.Tirano a campare in pieno stile “vecchia politica” e intanto cercano di apparire come il nuovo che avanza.
    Ma intanto la città arretra.

    Si tratta di un’astuta strategia politica o di manifesta incapacità?

  2. Segreteria says:

    Ciao Rocco, grazie per l’intervento. Il dibattito nel pd di Parma c’è stato ed è stato civile ed autocritico. Mi fa piacere che si veda, continueremo così. Al dibattito di lunedì c’erano molte persone della società civile e di altre associazioni; pensiamo che in questa come in altre situazioni sia mancata progettualità politica e vista l’importanza del tema crediamo sia fondamentale provare a coinvolgere tutti gli interessati e tenere alta l’attenzione. Ne riparleremo presto. L.

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