ParMap: chi ben comincia…

 

Oltre 60 tra cittadini ed esperti hanno portato le proprie idee e si sono confrontanti nella prima tappa di “ParMap: progettiamo insieme la città”, un successo per un quartiere come il San Leonardo che è stato spesso accusato di rassegnazione e apatia.

Il tema più caldo è stato certamente quello della sicurezza, legato in particolare alla presenza capillare di spacciatori nelle ore serali e notturne, molto partecipato anche il tavolo dedicato alla riqualificazione urbana dove cittadini, architetti, urbanisti, sociologi si sono interrogati sul futuro di questa zona della città che forse più di tutte patisce le promesse mancate figlie di una pianificazione sbagliata.

Qui potete trovare la sintesi dei tavoli e  la photo gallery della serata.

Appuntamento a giovedì 5 marzo per la seconda tappa, questa volta a Parma Sud.

ParMap – PARMA NORD – Sintesi dei tavoli

Al tavolo “vivibilità e sicurezza” hanno partecipato residenti, italiani e non, giovani e meno giovani, commercianti, associazioni del quartiere, rappresentanti delle comunità straniere, consiglieri comunali ed esperti in materia. Tutti hanno concordato che nel quartiere vi è un problema di legalità: in alcune strade infatti è costante la presenza di spacciatori. Sotto questo profilo i residenti ed i commercianti denunciano l’insufficiente azione delle forze di polizia e l’incapacità di affrontare il problema da parte del Comune di Parma.

Provando ad approfondire i bisogni della zona (per andare oltre la fotografia dell’esistente ed immaginare politiche pubbliche) è emersa la necessità di “fare comunità”, di porre in essere azioni che favoriscano la coesione sociale sia tra culture e sia tra generazioni e di far emergere l’identità del quartiere (o definirne una nuova e contemporanea).

Nella seconda parte della serata siamo passati all’analisi di idee e proposte sul tema. Prima di tutto partire dalle esperienze positive esistenti nel quartiere promuovendo la conoscenza delle realtà positive: associazioni, la rete dei commercianti (italiani e non) e spazi pubblici. Per esempio molti partecipanti non conoscevano lo spazio On/Off che favorisce l’auto-imprenditorialità, dove è possibile affittare una postazione nel coworking e capire come funziona un fablab. I commercianti della zona propongono una rete a loro supporto che possa anche rendere visibili i negozi che attuano comportamenti sostenibili (in materia di differenziata, di contenimento dei rumori prodotti all’interno dell’esercizio e nelle vicinanze etc). Tra le tante idee: mappare ed utilizzare meglio gli spazi pubblici esistenti, riattivare il teatro di via Cuneo e rendere più accessibile e vivibile il parco nord.

Con i partecipanti si è deciso che sarà opportuno organizzare un approfondimento dopo gli incontri nelle altre zone di Parma per poter verificare e confrontare i bisogni e le proposte dei rispettivi quartieri.

Anche al tavolo “riqualificazione urbana” la partecipazione è stata numerosa ed eterogenea: abitanti del quartiere da decenni e nuovi arrivati, commercianti, urbanisti ed ingegneri si sono confrontati sulle criticità e le potenzialità del quartiere. I temi principali emersi sono due: l’impatto sul quartiere dei nuovi complessi edificati (STU Pasubio su tutti) e la progressiva perdita del tessuto sociale e commerciale della zona, legata anche alla progressiva diminuzione della manutenzione dell’arredo urbano e del Parco Nord.

I bisogni emersi dalla discussione sono quindi stati da un lato la necessita’ di rendere davvero parte integrante del quartiere le nuove edificazioni, ad oggi in gran parte disabitate, nate da un percorso non partecipato con i cittadini, e dall’altro l’urgenza di recuperare luoghi simbolo del quartiere, anche alla luce della progressiva sparizione delle realtà industriali che caratterizzavano l’identità della zona.

Da questi bisogni il lavoro del tavolo si è poi spostato sul focalizzare idee e proposte concrete:

  1. Rivitalizzare i luoghi di aggregazione e di cultura (in senso lato), rendendoli davvero aperti al quartiere, e crearne di nuovi dove possibile;

  2. Riutilizzare anche in modo temporaneo i grandi spazi lasciati da realtà industriali non più presenti oppure da riqualificazioni non completate, utilizzando un metodo partecipato con la cittadinanza per definirne l’utilizzo per gli abitanti del quartiere in modo particolare il secondo stralcio della stazione più che l’area ex bormioli oggi privata;

  3. Identificare luoghi simbolici dell’identità di quartiere, renderli fruibili ed attivare un percorso di trasmissione della memoria collettiva ai nuovi abitanti e alle nuove generazioni;

  4. Favorire l’utilizzo degli edifici non utilizzati da parte delle associazioni, per portare nuova vita nel quartiere;

  5. Ripensare la mobilità limitrofa ai plessi scolastici, specialmente negli orari di entrata ed uscita: perché non chiudere la parte di strade non di scorrimento vicino agli accessi?

  6. Sul lungo periodo:

    1. incentivare l’aumento della densità abitativa ai lati di via Trento, in modo da valorizzarne l’attitudine commerciale;

    2. favorire l’insediamento di nuove attività, affinché il quartiere non sia solo un dormitorio bensì una zona per cui si possa dire “vivi dove lavori/lavori dove vivi”.

 

 

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