Sulla riforma dello statuto

Ci siamo riuniti, noi ragazzi del dipartimento politiche e partecipazione giovanili del PD di Parma, per discutere del documento sulla forma-partito scritto e sottoscritto dal presidente Orfini, dal vicesegretario Guerini e da Fabrizio Barca. Di seguito le nostre riflessioni.

Riorganizzazione Riteniamo fondamentale intraprendere un percorso di riorganizzazione del nostro Partito Democratico: occorre rendere la struttura partitica più flessibile (non leggera, flessibile) per rendere il partito un luogo di discussione e analisi profonda.
La profonda mutazione delle forme organizzative presenti nel tessuto sociale deve influenzare anche la riorganizzazione del partito, soprattutto nei territori. La struttura verticale del partito dovrà essere progressivamente superata in vista di una struttura orizzontale, in cui tutte le varie funzioni siano costantemente interconnesse. Per esempio, la comunicazione politica del partito deve essere gestita in maniera condivisa e coerente con la gestione organizzativa dello stesso, superando un modello che preveda deleghe esclusive ed “in bianco”, per abbracciare un modello fondato su cooperazione e condivisione di obiettivi e percorsi: è altresì fondamentale che la propaganda del Partito cessi di essere slegata dalle sue posizione politiche e che ne torni a essere piena e sincera espressione. Precondizione fondamentale è che il partito si doti di sistemi informativi caratterizzati dalla condivisione totale di tutti i dati a disposizioni di tutte le strutture del partito stesso, facendo così che si possa costruire sui territori un vero e proprio database a disposizione di tutti, utilizzando tecnologie di cloud computing, sull’esempio dei sistemi “androknos” del PD emiliano-romagnolo e di “mobilitanti”.
I serrati tempi della comunicazione politica e della politica stessa, rendono necessario il ritorno alla scadenza congressuale ogni 3 anni, per fare in modo che durante una legislatura più maggioranze politiche interne possano incidere sulla linea del partito e del gruppo parlamentare, avvicinando così il partito nazionale alle posizioni dei suoi elettori, che, come è noto, cambiano sempre più in fretta.
Direzione nazionale La proposta di riduzione del numero dei membri della direzione nazionale non è adeguata. Essendo di fatto la direzione nazionale una sorta di “assemblea nazionale ridotta”, per evitare di ridurre il pluralismo politico presente negli organi interni occorre accompagnare la riduzione dei numeri della direzione con una proporzionale riduzione del numero dei componenti dell’assemblea nazionale.
Il rischio, in caso contrario, è di passare da un organismo utile solo come vetrina per le dichiarazioni di maggioranza e/o minoranze del partito, a un organismo inutile, dove il segretario potrebbe imporre ancora di più la sua voce, non dovendo di fatto egli rispondere in alcun modo alla direzione stessa.
Nonostante questo, riteniamo fondamentale superare l’attuale spettacolarizzazione degli organi interni istituzionali del Partito che trasforma le riunioni di assemblea e direzione in media-events. In tal senso la prassi per cui assemblee e direzioni nazionali sono trasmesse pubblicamente è senz’altro da abbandonare in favore di un clima più sincero e franco nelle riunioni.
Primarie Occorre superare la logica che prevede nello statuto nazionale la coesistenza di iscritti ed elettori. Non esiste logica che giustifichi il fatto che gli elettori di altri partiti e in generale i non iscritti al Partito possano eleggere il segretario del PD, colui che dirige l’attività degli iscritti. Per superare questa incoerenza proponiamo di distinguere ufficialmente le cariche di segretario e candidato-premier, in un modello che preveda primarie aperte per i candidati e primarie chiuse per le cariche interne, proposta utile fra le altre cose anche per favorire una netta separazione dialettica tra partito e Stato di cui sopra.
Circoli Ferma restando la necessità di riattivare la discussione e l’iniziativa politica dei circoli, proponiamo di istituire, in sostituzione di quelle unioni comunali in cui il numero di iscritti non è tale da giustificare una pluralità di circoli, un solo circolo, con più sedi, per comune. Esso potrebbe essere organizzato su base tematica (ferma restando l’uguaglianza dei diritti degli iscritti nella determinazione della linea politica e delle candidature, nonché in fase congressuale), non più territoriale, facendo così che il partito riesca in ultima istanza ad avvicinare le migliori competenze tematiche e tecniche che un territorio esprime, selezionando dunque la migliore classe dirigente possibile.

Altri passo fondamentali per ricostruire un Partito forte devono essere restaurare una maggiore severità nel rispetto di procedure e ruoli, un impegno serio nel tesseramento, una lotta alle prassi clientelari che danneggiano il Partito, la sua integrità e la sua immagine.

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