Work in progress

 

Coraggio ed equità: questi i tratti distintivi dell’azione del governo Renzi per Filippo Taddei, responsabile economico della Segreteria Nazionale del Partito Democratico, ospite ieri al TPalazzo, in una sala gremita di pubblico, dell’incontro “Work in progress. Economia e lavoro tra Italia ed Europa” moderato da Elena Antonetti e promosso dall’Unione Comunale del Pd di Parma.

Dopo l’introduzione del segretario del PD di Parma Lorenzo Lavagetto, Taddei, docente di economia alla Johns Hopkins University SAIS e ricercatore del Collegio Carlo Alberto, si è confrontato con Francesco Daveri, professore ordinario di Politica Economica presso l’Università di Parma, sulla situazione attuale di crisi e le misure messe in campo dal Governo per la crescita dal taglio dell’IRPEF – i famosi 80 Euro in busta paga – fino a quello dell’IRAP, passando per il pagamento dei debiti da parte della Pubblica Amministrazione.

Taddei ha sottolineato come il governo sia impegnato in una grande operazione di redistribuzione della ricchezza che coinvolgerà circa dieci milioni di persone con redditi fino a 26.000€ e, quando andrà a regime nel 2015, sarà totalmente finanziata da risparmi sulla spesa pubblica senza toccare la pressione fiscale. Una scelta politica, quella di premiare il lavoro che fa il paio con il taglio dell’IRAP, finanziato dall’adeguamento della tassazione sulle rendite a livelli europei.

Daveri nel suo intervento ha dimostrato, dati alla mano, come l’emergenza disoccupazione non riguardi soltanto i giovani ma soprattutto gli over 30 che hanno sempre più difficoltà a stabilizzarsi e trovare nuove opportunità di lavoro, insieme alla difficoltà ed il costo dell’accesso al credito da parte delle imprese italiane, temi che per Taddei rappresentano la vera sfida del governo Renzi e che verranno affrontati con coraggio a partire dalla legge delega sul lavoro.

L’obiettivo, ha concluso il responsabile economico del Partito Democratico, è quello di combattere la precarietà premiando la stabilità del lavoro e di non arrendersi al declino ma avere il coraggio di essere esigenti con il nostro futuro.

 

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One thought on “Work in progress

  1. Elena Antonetti says:

    Il lavoro che non c’è, il lavoro che si perde, il lavoro precario: in un paese in crisi come l’Italia, ragionare sulle vie e i modi per creare e stabilizzare il lavoro è stato lo scopo dell’incontro di martedì 29 aprile, organizzato dalla segreteria cittadina del Pd. L’obiettivo era quello di mettere a confronto la politica, nella persona di Filippo Taddei, responsabile economico del Pd nazionale, e l’analisi economica, con Francesco Daveri, economista ed editorialista de lavoce.info. Un obiettivo raggiunto con successo: per le molte persone che hanno partecipato e per gli stimoli, le informazioni, le riflessioni che sono state fatte, dai due ospiti e da molti presenti.
    A riprova che il problema del lavoro è fortemente sentito e tocca la vita di molti cittadini di questo paese e di questa città. E a riprova che la scommessa della segreteria-Lavagetto di affrontare i temi d’attualità coinvolgendo esperti e politici è vincente: c’è bisogno di capire con chiarezza cosa ci accade e c’è bisogno di comprendere quali sono le soluzioni della politica, e, nello specifico, quelle messe sul tavolo dal Pd.
    Taddei ha confermato l’impegno del partito e del governo ad agire sul piano dell’equità per cominciare a redistribuire ricchezza a chi finora ha subito in modo devastante gli effetti della crisi e le scelte politiche degli ultimi anni. Prima, coraggiosa mossa in tal senso è il bonus per i redditi fino a 26.000 euro che partirà da maggio, che coinvolgerà circa 10 milioni di lavoratori e che, quando andrà a regime nel 2015, sarà totalmente finanziato da risparmi sulla spesa pubblica senza toccare la pressione fiscale. Una scelta, questa di agire sui redditi da lavoro, che fa il paio con il taglio dell’IRAP, finanziato dall’adeguamento della tassazione sulle rendite finanziarie a livelli europei, e che servirà ad alleggerire il carico fiscale sulle imprese.
    Daveri si è invece soffermato sul tema della disoccupazione, dimostrando, dati alla mano, che tale emergenza non riguarda solo i giovani ma è un fenomeno in forte espansione soprattutto sui 35-40-50enni, espulsi dal mondo del lavoro che faticano sempre più a rientrarvi. Il dato poi si completa con la proliferazione dei contratti atipici che colpisce indistintamente giovani e meno giovani, con un peso maggiore su chi giovane non è.
    Rilanciare l’occupazione è possibile, secondo i due ospiti, solo attraverso la crescita: una crescita che passa dalla riapertura del credito, dagli investimenti in ricerca e sviluppo, dalle scelte che la politica sarà in grado di fare.
    Se serve la ripresa per creare nuova occupazione, resta il problema dei moltissimi lavoratori italiani che un lavoro ce l’hanno ma sono privi di tutele e diritti perché soggetti a contratti non regolamentati dai contratti nazionali. Il tema è spinoso perché le richieste sono contrapposte: maggior sicurezza da una parte, maggiore flessibilità dall’altra. In questa dibattito si inseriscono il decreto-Poletti, che Taddei ritiene essere uno strumento in grado di creare lavoro togliendo alibi alle imprese ma che è sostanzialmente transitorio, e il Jobs Act di cui, in questa occasione, si sono chiarite meglio le linee-guida. Il piano per il lavoro di Renzi si fonda su tre pilastri: il contratto a tempo indeterminato, il contratto a tempo determinato, il contratto unico a tutele crescenti. Il primo si connota per essere fiscalmente più vantaggioso per le imprese che lo adottano, gli altri due meno, pur restando strumenti di creazione di buona occupazione perché consentono al lavoratore di lavorare con garanzie certe e una retribuzione definita dai contratti nazionali e quindi sottratta all’arbitrio del datore di lavoro.
    Molti i temi, quindi, molti i problemi e molte anche le risposte portate da Taddei e gli spunti offerti da Daveri. Sullo sfondo di tutto ciò la solidarietà: strumento che dovrebbe sostenere le azioni di equità e di ridistribuzione ma che spesso si deve scontrare con gli “egoismi” di tanti. Proprio questi ostacoli, proprio questa mancanza di solidarietà sono riusciti, già in tante occasioni, a frenare le riforme in grado di incidere realmente sulla distribuzione di “onori e oneri” in una società, come quella italiana, in cui le disparità sociali sono andate vertiginosamente aumentando negli ultimi anni.

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